domenica 12 novembre 2017

Il latino della domenica - 245


Ignorare quanto accaduto prima di essere nati 
è rimanere per sempre un bambino. [Cicerone, Orator]

domenica 5 novembre 2017

Il latino della domenica - 244


Non scavalcare una bilancia. 
(Non fare cioè nulla al di là del diritto e della giustizia.)

L'adagio di Erasmo si riferisce ad una stadera: ho usato una bilancia perché la stadera, relegata forse in qualche mercatino, è un oggetto poco conosciuto. D'altra parte, gli stessi traduttori degli Adagia per Bompiani hanno tradotto, poco filologicamente, 'statera' con 'bilancia'...

sabato 4 novembre 2017

Vero amore


Dolce a base di panna vegetale (aromatizzata con vermouth), mini meringhe fatte in casa e polpa di cachi dell'orto di un amico; scaglie di cioccolato amaro (85%) a decorare. Da congelare, per il fine pranzo di domani.
Sono leggermente influenzato e mia moglie pensa mi possa far stare meglio...

domenica 29 ottobre 2017

sabato 28 ottobre 2017

Folies européennes




Versione in lingua catalana Traduzione in lingua italiana
Catalunya, triomfant, tornarà a ser rica i plena!
Endarrera aquesta gent
tan ufana i tan superba!

Bon cop de falç!
Bon cop de falç, defensors de la terra!
Bon cop de falç!

Ara és hora, segadors!
Ara és hora d'estar alerta!
Per quan vingui un altre juny
esmolem ben bé les eines!

(ritornello)

Que tremoli l'enemic
en veient la nostra ensenya:
com fem caure espigues d'or,
quan convé seguem cadenes!

(ritornello)
Catalogna, trionfante, tornerà ad essere ricca e grande!
Torni indietro questa gente
tanto presuntuosa e tanto superba!

Buon colpo di falce!
Buon colpo di falce, difensori della terra!
Buon colpo di falce!

È giunta l'ora mietitori!
È giunta l'ora di stare all'erta!
Per quando verrà un altro giugno
teniamo affilati gli arnesi!

(ritornello)

Che tremi il nemico
vedendo la nostra insegna:
come facciamo cadere le spighe dorate,
quando è opportuno seghiamo le catene!

(ritornello)

Testo da Wikipedia.

giovedì 26 ottobre 2017

Hot line gratis per gli statali

Ho appena chiuso la telefonata.

Mia moglie mi ha chiamato dall'ufficio (col suo cellulare...) perché l'aiutassi con un problema che ha sul computer: deve fare un corso online, indicatole dall'Amministrazione, che attribuisce anche un punteggio in non so quale concorso.
Ha chiamato me perché, evidentemente, di assistenza interna od hotline neppure l'ombra e non riusciva a far funzionare il programma.


Dopo un po' di indagini, ho scoperto che la poveretta:
  1. Sul PC, un cassone stravecchio di cui non siamo riusciti a neppure a determinare il modello, ha la versione XP di Windows (rilasciato da Microsoft, lo ricordo per i più giovani, nel 2001, 16 anni fa!)
  2. Per poter lavorare, da anni deve sempre far partire il PC in modalità provvisoria, e così lo deve tenere per tutto il giorno!
Quindi, la sua 'dotazione informatica' non le permette di adempiere alla richiesta dell'Amministrazione; come si arrangi a lavorare produttivamente tutti i giorni richiederebbe un pamphlet.

(Ovviamente, nonostante le sue segnalazioni, nessuno ha mai provveduto a fare alcunché.)

Ma come si fa, in un ufficio statale pubblico, ad avere una simile vergogna???
Come si fa a tenere i propri dipendenti in questo medioevo informatico???
Invece di fare controriforme e tante altre belle manovre distruttive, applaudite da una gran massa di ipovedenti, un giro per rendersi conto della situazioni da barzelletta degli uffici periferici, no?

E io li pago, e anche voi!!!!

lunedì 23 ottobre 2017

Accadde in una notte: Caporetto 24 ottobre 1917


CIVIDALE, 23 ottobre 2017.
Sera

Agitazione sempre crescente al Comando. Siamo qui in tre che non ripariamo a ricevere e mandar via telegrammi, fonogrammi.... Ogni tanto il Capo di Stato Maggiore, il Sottocapo entrano per leggere il non ancora interamente decifrato, per correggere ordini da trasmettersi; poi escono in furia. Altri ufficiali scendono e salgono le scale di corsa; arrivano e se ne vanno pezzi grossi. Nel cortile e nel giardino trepidano le automobili, scoppiano i motori dei syde-cars; la strada trema per il rotolio dei camions a precipizio....
Il generale Montuori, non mi è ancora riuscito di vederlo. Il generale Capello ha telegrafato da Padova che, sentendosi meglio in salute, è pronto a riprendere il comando.

Ore appassionate d'intensa vita.

L'attacco è cominciato all'ora precisa prevista, nel punto e nel modo stabiliti nell'ordine di operazione che conosciamo. Si aspettano con ansia i primi rapporti dei comandanti in linea. Tutti siamo su, intenti al lavoro.
Il generale Capello è qui al Comando, si dice, ma nessuno sa nulla di preciso. Impossibile parlare con chicchessia, tanto è il daffare e l'agitazione di ognuno.


Ore 4.
Decifriamo i primi fonogrammi. Sorpresa dolorosa per le notizie che arrivano. Le nostre linee sono state arretrate davanti a Tolmino. Il nemico attacca da tutte le parti; avanza nella valle di Caporetto; cala dalla parte di Saga.
L’ansia, l’angoscia di tutti qui, è terribile, sebbene dissimulata. Nelle facce pallide dei superiori, che s'intravedono mentre corrono da una stanza all'altra, danno ordini, spiccano ufficiali, ciclisti verso le linee, si legge l’inquietudine, il tormento dello spirito. Lorenzoni, il capitano Settimanni, i tenenti Onofri ed io, ritti in mezzo alla stanza, ci guardiamo in faccia senza osare di comunicarci i nostri pensieri. Consultiamo in silenzio le carte appese ai muri....
È possibile?

Si sente che altre notizie ci sono nascoste, sebbene i dispacci che decifriamo con rabbiosa impazienza ne portino ad ogni istante delle più gravi.

Altre linee sono state abbandonate. Arriva il capitano Ajraghi comandante del Quartier generale e ci ripete alcune voci che circolano nel comando, in paese....
— Che disastro! Che disastro!...
Ma i nostri, i nostri, cosa fanno? Dopo il bombardamento nemico non si ode quasi più un colpo di cannone. Eppure si dice che le fortificazioni arretrate in quel punto siano formidabili, imprendibili.

Abbiamo trasmesso ordini tremendi di resistenza sulla linea Monte Mia — Matajur — Monte Cucco — Kolovrat — Santa Lucia.
— Restare su questa linea fino alla morte. Punire senza pietà ogni debolezza nella difesa, qualunque segno d'indisciplina.
Le truppe nemiche sono entrate in Caporetto. I nostri resistono ancora sui monti. Ma le notizie si fanno più rare. Si vive come in un buio pieno di minacce.
Si spera in una forte resistenza alla stretta di Saga. Qualcuno dice però che è già stata forzata.
Che cosa avviene? Non si capisce più.... E questo silenzio, lassù!...

Col viso disfatto, gli occhi annebbiati dallo sforzo sui cifrari, guardiamo come intontiti la gente che seguita ad andare e venire.


24 ottobre.

All'alba, sono andato in camera mia per riposarmi un'ora. Dormiveglia tormentoso dopo l’atroce notte. L'atroce notte! Che cosa è mai successo?

[...]
Non ho il coraggio d'interrogare il Sottocapo o il generale Egidi, nero in viso e agitato. Ma capisco che qui avviene qualcosa di tremendo.
Si parla della perdita del Matajur, dello sfacelo della linea; ma le notizie sono ormai confuse e contraddittorie. Non si sa più che pensare.



Ardengo Soffici, La ritirata del Friuli, note di un ufficiale della seconda armata.
Firenze, Vallecchi, 1919